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Come cambia la vita all’università? Le 6 differenze con il liceo

Devi prendere una decisione sul tuo futuro scolastico e ti piacerebbe sapere come cambia la vita all’università? Ci sono tante differenze con il liceo, dalla frequentazione non più giornaliera al rapporto con i professori fino ai materiali di studio.

Non devi, però, spaventarti. Basta sapere in anticipo cosa si fa all’università e a quali cambiamenti vai incontro per affrontarli in maniera più serena.

Leggi la nostra piccola guida su come cambia la vita all’università e preparati per una nuova avventura.

Università vs liceo: una questione di calendario

La prima grande differenza tra università e liceo riguarda gli orari. Non sarai più tenuto a frequentare 5 ore al giorno dal lunedì al sabato e non avrai più la vita cadenzata da trimestri/quadrimestri, interrogazioni e compiti in classe.

Come cambia la vita all’università? Dovrai attenerti a una organizzazione in anni accademici. Ogni anno accademico è articolato con dei periodi di lezioni e delle pause in cui sostenere gli esami. Durante un anno sono previste tre sessioni nei mesi di gennaio/febbraio, giugno/luglio e settembre/ottobre.

In ogni sessione di esame sono programmati i cosiddetti appelli. Si tratta di 2/3 giorni durante i quali si tengono materialmente gli esami con i professori delle varie materie.

Rapporto con i professori: come cambia all’università

Durante il liceo i professori hanno una conoscenza diretta di tutti gli allievi, anche perché li vedono tutti i giorni. All’università questo contatto continuo è impensabile. Nella maggior parte dei casi, il primo vero e proprio contatto si ha durante l’esame. È possibile, però, interagire con i propri professori durante gli orari di ricevimento. Durante questi incontri puoi porre domande e farti chiarire eventuali dubbi sugli esami con un piccolo colloquio diretto.

La mancanza di una conoscenza approfondita non è comunque sempre controproducente. Il docente non ha modo di conoscere neppure lacune e inciampi passati. Ti presenterai davanti a lui senza nessun bagaglio a pesare sulla votazione di quel singolo esame.

I voti non sono quelli delle scuole superiori

Nell’elenco degli aspetti che ti consentono di capire come cambia la vita all’università vanno inseriti anche i voti. La votazione di ciascun esame, scritto o orale, si calcola in trentesimi e può andare da un minimo di 18 a un massimo di 30 con lode.

Prima che il professore verbalizzi l’esame è possibile rifiutare il voto. La motivazione principale del rifiuto è un voto troppo basso che potrebbe incidere negativamente sulla tua media. Quando andrai all’università dovrai imparare a calcolare la tua media, che è importante anche per la definizione del voto di laurea.

Ma come si calcola? Dovrai moltiplicare il voto di ciascun esame per il numero di crediti corrispondenti. Dopodiché  sommi tutti i risultati delle moltiplicazioni e dividi il totale per la somma dei crediti degli esami sostenuti.

Poniamo che tu abbia sostenuto tre esami. Ti proponiamo qui sotto una simulazione per calcolare la media:

  • Esame 1: crediti 8 e voto 25
  • Esame 2: crediti 12 e voto 27
  • Esame 3: crediti 4 e voto 25
  • (25×8)+ (27×12) + (25×4) = 200+324+100=624
  • 624: (8+12+4)=26

La tua media per questi tre esami corrisponde quindi a 26.

Il metodo di studio

Una volta iscritto all’università sarai costretto a cambiare anche metodo di studio. Dovrai, infatti, programmare lo studio in base agli esami da sostenere e al tempo a disposizione. 

Questo significa che hai un nuovo obiettivo: organizzare molto bene il tempo, soprattutto se vuoi arrivare preparato senza sacrificare la tua vita privata. Un buono metodo consiste nel suddividere lo studio giornaliero secondo step successivi.  Potrai aiutarti con tanti moderni strumenti di pianificazione da utilizzare tramite pc, tablet o smartphone, tra cui le applicazioni come Agenda Studio, Things, iStudez Pro, InClass e molte altre ancora.

Il contatto con i colleghi dell’università

Uno degli aspetti che molti studenti non amano molto di come cambia la vita all’università è la mancanza del contatto quotidiano con gli stessi amici. In realtà, la mancanza di una frequentazione così continua, dal lunedì al sabato, rende questo aspetto secondario.

Basta considerare l’università come l’ultimo step prima dell’ingresso nel mondo del lavoro per cominciare a vederla in una luce diversa rispetto al liceo. Non avrai il compagno di banco, ma avrai la possibilità di venire a contatto con persone diverse, aspetto indubbiamente molto stimolante della vita universitaria.

La maggiore indipendenza

Tutti i cambiamenti elencati contribuiscono a definire il cambiamento maggiore rispetto alle scuole superiori: l’indipendenza. Uno studente universitario ha minori vincoli rispetto a uno studente del liceo.

L’indipendenza è maggiore e bisogna stare attenti a non trasformarla in un boomerang. Indipendenza, infatti, non significa assenza di regole. All’università è molto importante l’autodisciplina.

Come fare a raggiungerla senza troppi passi falsi? Stabilisci una routine, fissa i tuoi obiettivi, organizza lo studio con un calendario alla mano e testa delle tecniche di concentrazione, come quella del pomodoro, la meditazione mindfulness, la tecnica del mandarino e così via. La meditazione, per esempio, va praticata 10 minuti al giorno, focalizzando la propria attenzione sulla respirazione, ed ha benefici che non includono solo l’aumento della concentrazione nello studio.

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Conviene studiare ingegneria gestionale oggi? Ecco perché dovresti sceglierla

Sei alle prese con la scelta degli studi universitari e ti stai chiedendo: conviene studiare ingegneria gestionale? Qui troverai le risposte che stai cercando. Leggi la nostra piccola guida e scopri perché dovresti mettere ingegneria in cima alle tue scelte, soprattutto se ti piacciono le materie tecnico-scientifiche.

Perché ha senso fare ingegneria: le possibilità occupazionali

La prima risposta alla domanda conviene studiare ingegneria gestionale? È un convinto sì, in base alle statistiche occupazionali. Partiamo quindi direttamente dalle possibilità di trovare lavoro alla fine del percorso universitario. Secondo l’indagine condotta da AlmaLaurea nel 2017 su un campione di 76mila neolaureati, ingegneria gestionale ha un tasso di occupazione pari al 96%. L’indagine è stata condotta sui laureati a distanza di tre anni dal conseguimento del titolo di studio.

Si tratta sicuramente di un’ottima prospettiva di lavoro in un periodo storico non molto favorevole. Tra l’altro, i laureati in ingegneria risultano in generale come quelli più fortunati dal punto di vista professionale, con tassi occupazionali e con salari più alti della media nazionale.

Studiare ingegneria oggi: la nascita di una figura tecnico-economica

La figura dell’ingegnerie gestionale si colloca in una posizione particolare all’interno di un’azienda. Svolge, infatti, una mansione di raccordo tra il reparto tecnico e quello economico grazie a una professionalità che gli consente di lavorare senza problemi in entrambe le aree.

Se ti piacciono le materie tecniche e quelle economiche e non sai quale scegliere, ingegneria gestionale è il compromesso ideale. Il percorso di studi, infatti, è interdisciplinare e consente di diventare dei tecnici con la formazione giusta per gestire e organizzare sia i processi produttivi che le risorse umane.

Per chiarirti meglio le idee leggi qui sotto cosa fa un ingegnere gestionale:

  • analisi e organizzazione dei processi produttivi aziendali – analisi dei processi, dei costi e delle prestazioni del personale, pianificazione delle attività produttive, gestione e coordinamento dei team di lavoro, attività di problem solving, gestione degli stakeholders e della soddisfazione clienti
  • controllo qualità – attività di controllo delle procedure e della loro corretta applicazione ai processi aziendali, controllo della qualità dei servizi e dei materiali, controllo della sicurezza delle procedure aziendali
  • controllo di gestione – attività di controllo delle spese aziendali e monitoraggio di programma
  • pianificazione strategica
  • gestione dei rischi
  • gestione dei progetti riguardanti le aree innovazione, ristrutturazione e investimento

I ruoli professionali dell’ingegnere gestionale

Le mansioni elencate nel paragrafo qui sopra identificano una serie di figure professionali, molto richieste dalle aziende.

Conviene studiare ingegneria gestionale? Troverai la risposta nel lungo elenco qui sotto contenente tutti i ruoli che possono essere ricoperti da un ingegnere gestionale:

  • supply chain manager (responsabile della catena di distribuzione) – questa figura è in prima linea nella gestione della filiera logistica aziendale. Cosa fa nel dettaglio? Si occupa dell’approvvigionamento delle materie prime, gestisce i rapporti con i fornitori, organizza il passaggio delle materie prime nelle varie fasi produttive, si occupa dello stoccaggio e del trasporto della merce ai clienti, gestisce le giacenze e gli spostamenti interni ed esterni della merce. Il supply chain manager trova impiego in tanti settori: alimentare, tessile, automobilistico, chimico, farmaceutico, edile e metalmeccanico.
  • software developer – ruolo molto richiesto dal moderno mondo del lavoro. L’ingegnere gestionale in questione si occupa dello sviluppo di database, software e applicazioni aziendali. Si tratta di una figura importante per l’assetto strategico di un’azienda, le cui possibilità occupazionali includono tanti settori diversi.
  • data manager – figura professionale relativamente nuova, che sta diventando sempre più importante grazie alla crescente digitalizzazione del mondo del lavoro e all’affermazione della cosiddetta economia dei dati. Il data manager si occupa della gestione dei dati raccolti dall’azienda sui clienti, sulle vendite e sulle campagne promozionali. Questi dati vengono poi usati per pianificare strategie più performanti e per mettere a punto strategie di penetrazione di nuovi mercati. Uno dei settori dove il data manager è abbastanza richiesto è quello dell’automotive.
  • project manager – figura che si occupa della gestione di un progetto, rispettandone tutte le scadenze e gli obiettivi. Il project manager crea i piani strategici, redige gli studi di fattibilità, stima tempi e costi, stabilisce le risorse da utilizzare, sceglie le metodologie di monitoraggio, costruisce e gestisce il team di lavoro. La gestione della squadra di lavoro prevede diversi compiti: assegnare le mansioni, organizzare riunioni e meeting, fornire report sui progressi svolti e intervenire nel caso in cui sia necessaria una nuova organizzazione del team.

Il business analyst manager

Un discorso a parte va fatto per il business analyst manager. Si tratta di una figura la cui mansione principale è migliorare i processi aziendali per il raggiungimento di precisi obiettivi. Cosa fa? Analizza la situazione aziendale corrente e i processi di produzione e vendita, fissa i bisogni e cerca di trovare le soluzioni per il raggiungimento dei bisogni individuati. Le strategie previste potrebbero andare dalla ristrutturazione aziendale all’ottimizzazione dei processi gestionali, dall’adozione di nuovi modelli di business all’implementazione di software e sistemi di automazione. Non solo, potrebbe usare tecniche di business analysis e impiegare software di BI (Business Intelligence) per raccogliere e analizzare dati non strutturati (BIG DATA) e individuare nuove opportunità di business. 

In realtà, la figura del business analyst manager è molto generica. Di solito prevede al suo interno una serie di specializzazioni con cui si identificano altrettante figure professionali:

  • IT business analyst (gestisce soluzioni innovative di information technology)
  • CRM business analyst (responsabile di gestione e analisi dei dati dei clienti)
  • sales business analyst (analizza i dati di vendita aziendali)
  • supply chain business analyst (monitoraggio delle performance di supply chain)

I settori di impiego di un ingegnere gestionale

Un altro aspetto da tenere in considerazione quando valuti se conviene studiare ingegneria gestionale è il numero dei settori di impiego.

Essendo una figura molto trasversale, i settori di impiego sono i più disparati. Chiaramente, questo aumenta le opportunità lavorative al momento della conclusione del percorso di studi.

Qui sotto, un piccolo elenco che ti farà capire se ha senso fare ingegneria per te:

  • aziende metalmeccaniche
  • aziende alimentari
  • aziende tessili
  • aziende chimico-farmaceutiche
  • aziende automobilistiche
  • settore elettronico
  • aziende di arredamento
  • settore edile
  • commercio e GDO (grande distribuzione organizzata)
  • settore manifatturiero
  • traporti e logistica
  • banche e assicurazioni
  • settore telecomunicazioni e IT
  • e-commerce

Non solo, l’ingegnere gestionale può lavorare sia nel settore pubblico che in quello privato, con un contratto come dipendente o come libero professionista. L’ingegnere gestionale, infatti, può svolgere la mansione di consulente esterno non dipendente dell’azienda cliente. Solo in caso di libera professione è obbligatorio il superamento dell’esame di stato, con relativa iscrizione agli albi di categoria.

Stipendio medio di un ingegnere gestionale

L’ultimo passaggio che ti aiuterà a capire davvero se conviene studiare ingegneria gestionale ha a che vedere con i guadagni. Lo stipendio medio è di circa 36 mila euro lordi all’anno. Questo significa che un ingegnerie gestionale può arrivare a guadagnare circa 1,900 euro netti al mese. Si tratta di una retribuzione che supera di circa 350 euro quella media italiana.

Ovviamente, gli stipendi variano a seconda della mansione, dell’azienda, dell’anzianità di servizio, delle responsabilità e anche della preparazione. Ingegneri gestionali altamente specializzati guadagnano in media di più. Ecco perché é importante completare il proprio percorso con una laurea magistrale o con un master post universitario. Entrambi, infatti, sono importanti per avere un curriculum professionale con cui ambire a ruoli e stipendi più importanti in aziende più grandi.

Allora cosa ne pensi alla fine della lettura: sei arrivato alla conclusione che studiare ingegneria oggi potrebbe essere un’ottima idea?

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Come vestirsi per una laurea estiva: i consigli da seguire

Il giorno della discussione della tesi si avvicina e vuoi capire come vestirsi per una laurea estiva? A differenza dell’abbigliamento invernale devi fare attenzione ai tessuti. Si tratta di una giornata emozionante in cui la sudorazione può salire alle stelle, sia per il nervosismo che per le temperature. Presentarsi davanti alla commissione con i vestiti macchiati di sudore non ti consentirà né di sentirti a tuo agio né di fare bella figura.

Sono tanti gli aspetti da tenere in considerazione, dai colori alle lunghezze, dai materiali agli accessori. Scopri come scegliere l’abito di laurea per la sessione estiva.

Vestiti per la laurea: look formale ed elegante

Il primo punto della nostra guida su come vestirsi per una laurea estiva riguarda lo stile. È consigliabile scegliere sempre un look formale, con delle piccole differenze a seconda delle facoltà.

Se frequenti i corsi di giurisprudenza, medicina, ingegneria o economia, i vestiti per la laurea devono essere particolarmente sobri ed eleganti. Se frequenti lettere, lingue, marketing o scienze della comunicazione, puoi fare qualche piccola concessione alla creatività e scegliere completi dai colori un po’ più vivaci e dai dettagli più originali, ma sempre senza eccedere.

Cosa vuole dire look formale? Qui sotto trovi dei suggerimenti distinti in base al sesso.

Look formale per laureate donne:

  • tubino
  • tailleur con giacca e gonna o solo camicia e gonna
  • completo giacca e pantalone
  • pantalone palazzo con camicia

Per quanto riguarda le gonne, le scelte migliori sono i modelli lunghi fino al ginocchio o fino al polpaccio. Per quanto riguarda i pantaloni, invece, hai la possibilità di scegliere tra vari modelli. Sono perfetti pantaloni alla caviglia, pantaloni coulotte e pantaloni a sigaretta.

Look formale per laureati maschi:

  • completo giacca pantalone
  • completo spezzato giacca pantalone
  • pantalone in tessuto e camicia

Quando inizi a guardarti intorno, seleziona con cura anche il tessuto. È bene evitare il denim e le stoffe lucide. Sono banditi anche il pizzo, i veli e tutti i tessuti con effetto vedo non vedo. La laurea non è il momento per sfoggiare uno stile sensuale. Vanno molto bene tessuti leggeri come il lino e il cotone, meglio se traspiranti.

Come scegliere l’abito di laurea: i colori da preferire

Dopo aver scelto il tipo di abito, sorge spontanea una domanda: di quale colore? Il total black è sempre l’opzione più elegante. Si tratta, però, di abiti da indossare in estate. Questo significa che si può spezzare il nero con altri colori, come il grigio e il bianco. Tra le colorazioni più indicate c’è anche il blu. Da evitare, invece, colori accessi come il rosso, il giallo, l’arancione o il verde acido.

Per le ragazze sono molto consigliati i colori pastello, il verde acqua, il rosa antico e l’azzurro, abbinati a calzature e accessori di nuance differenti.

Molto indicato anche il bianco, soprattutto in abbinamento al nero. Per i ragazzi sono perfetti il nero, il blu, il beige e il tabacco.

Quali scarpe indossare alla laurea

Le scarpe sono un accessorio fondamentale per ogni ragazza. La nostra guida su come vestirsi per una laurea estiva non poteva evitare di trattare l’argomento.

Sono bandite scarpe troppo sportive e troppo aperte in stile spiaggia. Le ragazze, inoltre, non dovrebbe mai scegliere scarpe molto alte. Bisogna evitare i tacchi a spillo da 10 centimetri e orientarsi su scarpe più sobrie, con un tacco alto al massimo 8 centimetri. Tra l’altro sarebbe preferibile non avere i piedi scoperti. I sandali, anche se eleganti, andrebbero evitati. I modelli più indicati sono:

  • décolleté
  • open toe
  • stringate da uomo o da donna
  • scarpe casual in pelle
  • scarpe eleganti in pelle da uomo

Gli errori da non commettere

Hai già scelto un vestito per la laurea e vorresti la certezza di non aver commesso imperdonabili errori di stile? Ecco a te, la lista degli errori assolutamente da non commettere:

  • accessori troppo vistosi
  • abiti femminili scollati o troppo aderenti
  • vestiti femminili lunghi fino alla caviglia
  • mini gonne o gonne sopra il ginocchio
  • abbigliamento sportivo o casual
  • gioielli troppo vistosi
  • abiti con marchi in vista o con scritte
  • trucco troppo marcato
  • manicure dai colori accesi o eccentrici
  • intimo visibile
  • scarpe dotate di zeppa o di plateau
  • vestiti da cerimonia

Un altro aspetto da valutare con attenzione nel caso delle ragazze sono le calze. È vero che si tratta della sessione estiva, ma le gambe nude non sono indicate per le cerimonie formali come una laurea. Il nostro consiglio è di indossare delle leggere calze velate, che non dovrebbero dare troppo fastidio. Se poi fa davvero caldissimo, puoi optare per dei pantaloni.

Infine, il viso andrebbe valorizzato con un trucco leggero, realizzato con colori neutri. Sarebbe meglio non enfatizzare le labbra con rossetti troppo scuri o troppo intensi. Un bel rossetto perlato rosa è davvero l’ideale.

Ora che hai le idee chiare su come vestirsi per una laurea in estate, puoi iniziare il tuo shopping: buoni acquisti!

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Come lavorare alle Poste: studi e possibilità

Ti piacerebbe capire come lavorare alle Poste? Ogni anno l’azienda ricerca nuovo personale, sia a tempo determinato che a tempo indeterminato.

Se vuoi fare solo una piccola esperienza durante il percorso universitario, puoi inviare la candidatura come postino. In estate, Poste cerca sempre dei portalettere da assumere con contratto a tempo determinato solo per i mesi di luglio e agosto.

Sei interessato a una posizione più stabile? Puoi verificare i bandi periodici di assunzione per consulenti finanziari, operatori di sportello, impiegati e non solo.

La proposta economica di Poste è molto buona. L’azienda, inoltre, offre la possibilità di fare carriera fino ad arrivare al ruolo di direttore di poste. Si tratta di un’opzione interessante, almeno quanto quella di un impiegato di un istituto bancario. Per fare le tue valutazioni ti basta, per esempio, comparare le retribuzioni di un dirigente postale con lo stipendio di un direttore di banca.

Prima di arrivare a dirigere un ufficio postale, però, dovrai capire come lavorare alle Poste iniziando dai tanti ruoli disponibili.

Lavorare alle Poste: iniziare come portalettere

Non ti dispiacerebbe provare a fare un’esperienza come postino? Per ricoprire questo ruolo è richiesto il possesso del diploma di scuola superiore con voto minimo di 70/100 oppure la laurea triennale con voto minimo di 102/110.

Tra gli altri requisiti indispensabili sono inclusi:

  • patente di guida
  • idoneità alla guida del mezzo postale a due ruote. Di solito, si tratta di un motorino Piaggio
  • certificato medico di idoneità generica

Per le candidature destinate alla Provincia di Bolzano è richiesto anche un patentino di bilinguismo.

Se possiedi tutti i requisiti, puoi continuare la lettura e capire come lavorare alle Poste in qualità di portalettere.

Dovrai inviare il tuo curriculum nell’area Lavora con noi dell’azienda. Sarà poi l’ufficio Risorse Umane Territoriali a contattarti per avviare l’iter selettivo. Di solito, dopo l’invio del curriculum, devi compilare un test on line. Solo dopo la compilazione, le Risorse Umane valutano i risultati e il tuo profilo e avviano gli step successivi.

Dopo il contatto diretto, dovrai sostenere un ulteriore test. In caso di esito positivo, avrai accesso  al colloquio orale e alla prova di guida. Il test pratico consiste nella guida di un motomezzo con il carico di posta da consegnare. Se hai superato la prova con il mezzo, l’azienda procede all’assunzione. 

Assunzioni alle Poste: lavorare come consulente finanziario

Le Poste offrono ai laureati in economia la possibilità di lavorare come consulenti. Per potersi candidare bisogna possedere i seguenti requisiti:

  • laurea magistrale in discipline economiche
  • ottime conoscenze informatiche (strumenti di Office Automation)
  • ottime doti relazionali e comunicative
  • capacità organizzative

In qualità di consulente finanziario dovrai occuparti della promozione e della vendita dei prodotti finanziari e assicurativi di Poste. Lavorerai all’interno degli uffici postali con contatto diretto con il pubblico. Per questo motivo l’azienda richiede delle ottime capacità relazionali, in modo da trasmettere al cliente quella sensazione di fiducia e affidabilità indispensabile per gestirne i risparmi.

Come candidarsi al ruolo di consulente finanziario

Il primo passo consiste nell’invio del tuo curriculum nella sezione Lavora con noi. La selezione sarà diversa a seconda che tu sia un neolaureato alla ricerca del primo impiego oppure un professionista con una formazione lavorativa già strutturata.

Se sei privo di esperienze, il colloquio prevede la somministrazione di test attitudinali e di prove di lingua inglese, oltre che la partecipazione a prove di gruppo e a colloqui individuali.

Nel caso in cui tu abbia già una comprovata esperienza lavorativa, sarai coinvolto in un colloquio-intervista volto a stabilire le tue competenze e la motivazione che ti ha indotto a candidarti per il ruolo di consulente in Poste.

Di solito, Poste prevede anche un colloquio tecnico che costituisce la parte finale dell’iter di selezione.

Al colloquio tecnico accedono solo i candidati che sono risultati idonei nelle fasi precedenti della selezione. Si tratta di un ulteriore test per verificare competenze e conoscenze. Nel caso dei neolaureati, in particolare, il colloquio tecnico viene utilizzato per stabilire la corrispondenza del profilo con i requisiti richiesti per ricoprire il ruolo di consulente finanziario o gli altri ruoli per cui l’azienda è alla ricerca di personale.

Se non ti interessa la carriera come consulente, ma vuoi semplicemente capire come lavorare alle Poste, sappi che il processo di selezione è quello che abbiamo appena descritto e viene adottato per qualsiasi ruolo. 

In caso di esito positivo, Poste ti contatta e valuta il tuo inserimento nell’organico aziendale. Tra l’altro, l’azienda ti consente la crescita professionale anche attraverso l’aggiornamento continuo. Poste, infatti, ha messo a punto un piano di crescita, denominato Deliver 2022, che prevede 20 milioni di ore di formazione spalmate in 5 anni. Molte di queste ore sono dedicate proprio agli operatori del settore finanziario. Questo significa che si tratta di un’area concepita per stimolare gli operatori e consentire loro una crescita costante.

Ruoli per laureati in ingegneria

La nostra guida su come lavorare alle Poste include anche i ruoli per i laureati in discipline ingegneristiche. La società, infatti, si occupa di logistica e consegne e spesso è alla ricerca di figure da inserire nell’area progettazione e gestione del lavoro, relativo proprio all’area logistica.

Non solo, le figure specializzate in ingegneristica sono richieste anche nell’area produzione per l’analisi degli obiettivi e del MTM (Methods – Time Measurement) in vista dell’ottimizzazione dei processi produttivi. 

Per candidarsi bisogna sempre inviare il proprio curriculum vitae nell’apposita area del sito ufficiale di Poste Italiane e seguire l’iter di selezione descritto nel paragrafo precedente.

Gli stipendi medi dei dipendenti di Poste

Prima di investire del tempo nella partecipazione agli iter selettivi, è bene capire quali sono gli stipendi medi di un dipendente di Poste.

La retribuzione media per un portalettere si aggira sui 1054 euro mensili. Il direttore di un ufficio postale, invece, guadagna in media al mese 2072 euro. Per quanto riguarda gli addetti allo sportello si parla di circa 1149 euro netti al mese.

Si tratta ovviamente di dati puramente indicativi, ottenuti grazie alle informazioni spontanee fornite dai dipendenti. Puoi, però, tenere in considerazione queste cifre per farti un’idea approssimativa e decidere se provare a intraprendere una carriera professionale in Poste.

Ambiente di lavoro e iniziative per i lavoratori

Poste ha cercato negli anni di creare un ambiente di lavoro positivo e stimolante per tutti i propri dipendenti. L’azienda, infatti, ha lanciato una serie di iniziative destinate alla tutela della salute e della condizione di maternità e paternità.

Dal 2015, per esempio, è stata creata e testata la piattaforma digitale MAM, a cui si iscrivono su base volontaria tutte le mamme e tutti i papà con figli di età compresa tra 0 e 3 anni. Si tratta di un piattaforma che consente l’aggiornamento costante dei dipendenti in maternità e in paternità, in modo da favorirne un rientro meno traumatico al lavoro.

Non solo dal 2018, i dipendenti possono usufruire di una forma di assistenza sanitaria integrativa. Nella versione base i costi sono interamente a carico dell’azienda.

Poste, tra l’altro, contribuisce al finanziamento di Fondoposte per il personale non dirigente e di Fondo di Previdenza Complementare PREVINDAI per i dirigenti. Si tratta di due fondi che raccolgono i contributi complementari per il pensionamento, ai fini del riconoscimento delle prestazioni pensionistiche integrative.

Ora che hai tutto il quadro delle diverse opzioni e hai capito come lavorare alle Poste, non ti resta che inviare il tuo CV nell’area Lavora con noi.

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Studiare in vacanza: ecco come organizzare gli esami in estate

L’estate si avvicina e sei preoccupato perché sarai costretto a studiare in vacanza? Preparare gli esami in estate è meno traumatico del previsto con un pizzico di organizzazione.

La prima cosa da fare è scegliere bene il posto dedicato allo studio. D’estate ci sono una serie di fattori che rendono lo studio più pesante, primo fra tutti il caldo. Scegliere il posto giusto è fondamentale. I luoghi all’aperto sono banditi, tranne per gli studenti che hanno una eccezionale capacità di concentrazione anche in spiaggia.

Per tutti gli altri il consiglio è di ritagliarsi un angolino solitario nel punto più fresco e meglio illuminato della casa. Il cervello funziona con un effetto automatico di condizionamento, denominato priming. Cosa significa? Quando avrai scelto il tuo angolino perfetto con tutto l’occorrente per lo studio, il tuo cervello assocerà il luogo con lo studio e si predisporrà automaticamente a raggiungere la giusta concentrazione.

Vuoi scoprire qualche trucco per studiare in vacanza senza rinunciare all’estate? Qui sotto, i nostri consigli.

Organizzare lo studio in vacanza: quando studiare

La prima cosa da fare per studiare in vacanza è alzarsi un’ora prima del solito orario. Il caldo rallenta le capacità di concentrazione e memorizzazione e rende necessario spostare gli orari di studio nei momenti più freschi della giornata. Questo significa che il mattino e il tardo pomeriggio/sera sono le fasi migliori.

Dovrai quindi concentrare lo studio nelle fasce orario 07:00-09:00 e 17:00-20:00.

In questo modo avrai la possibilità di passare il resto del tempo al mare. La suddivisione in fasce orarie ti consente di avere circa cinque ore di tempo di studio al giorno per preparare i tuoi esami.

Se sei uno studente lavoratore e in estate hai solo i classici quindici giorni di pausa, potrai seguire questa suddivisione dei tempi per non interrompere la preparazione degli esami. In questo modo ti godrai la vacanza, senza sprecare il tempo già investito nello studio.

Pianificare il tempo per studiare

Se studiare in vacanza ti mette ansia, puoi attenerti a un piano rigoroso. Struttura con attenzione il tuo calendario, così da non rimanere indietro. Essere costretti a recuperare all’ultimo secondo non è mai una buona cosa.

Poniamo che tu voglia preparare un esame e debba studiare quattro testi.

Compra un’agenda o scarica un’applicazione e conta i capitoli di ogni libro. A questo punto suddividi i capitoli per ogni singolo giorno. Fai attenzione a considerare anche i giorni da dedicare al ripasso finale. Se sei iscritto all’Università di Cosenza, hai il vantaggio di poter persino riascoltare le lezioni e concentrarti sui passaggi più difficili.

Poniamo che tu abbia a disposizione i mesi di luglio e agosto. Hai cioè un totale di 62 giorni. Supponiamo, inoltre, che i 4 libri abbiano circa 15 capitoli ciascuno e quindi 60 capitoli.

Dovrai togliere dal conteggio almeno 18 giorni, corrispondenti ai sabati e alle domeniche, e 5 giorni per il ripasso generale. Questo significa che hai 39 giorni in cui dovrai fare una media di 1 o 2 capitoli al giorno, alternando quelli più lunghi e impegnativi con quelli più brevi.

Come vedi, studiare in vacanza può riservare qualche piacevole sorpresa e consentirti di non rinunciare al bagno, al sole, agli aperitivi e alle serate in compagnia degli amici.

Le app per pianificare lo studio

Vuoi organizzare lo studio in vacanza usando un’applicazione? Qui di seguito, le migliori applicazioni per stare tranquillo e studiare godendoti la pausa estiva:

  • AnyDo: applicazione che ti consente di gestire il tempo con facilità, grazie al tool calendario, alla funzione reminder e alla sincronizzazione su tutti i tuoi dispositivi. Non solo, puoi contrassegnare le cose da fare suddividendole in liste con colori differenti, in modo da dargli una scala diversa di priorità. AnyDo è utilissima per studiare in vacanza perché ti permette di fissare delle date di raggiungimento degli obiettivi. In questo modo, potrai persino controllare i tuoi progressi. Puoi usare AnyDo sia sui dispositivi iOS che sui dispositivi Android.
  • Tiny Calendar: applicazione gratuita ispirata al Calendar di Google. Semplice da utilizzare e particolarmente utile, soprattutto grazie al sistema di promemoria che ti ricorda tutti gli impegni inseriti. Consigliata per chi è alla ricerca di un’applicazione funzionale e facile da usare. L’applicazione è compatibile con i dispositivi iOS e Android.
  • Todoist: una tra le migliori applicazioni per configurare le classiche liste delle cose da fare. Ottima, infatti, per creare un calendario di studio estivo con gli obiettivi della giornata e i promemoria. Non solo, l’applicazione rende possibile anche il monitoraggio dei progressi ottenuti. Todoist si può usare sui dispositivi iOS e Android e consente la sincronizzazione dei dati. L’applicazione è disponibile sia nella versione gratuita che in quella a pagamento.

6 consigli per studiare meglio in vacanza

Hai costruito il tuo calendario, stabilito i giorni da dedicare allo studio, scelto l’applicazione da usare e individuato la stanza della casa che favorisce la tua concentrazione? A questo punto sei quasi pronto.

In estate, infatti, lo studio ha bisogno di più motivazione rispetto agli altri mesi dell’anno. Questo significa che dovrai fare attenzione a diversi aspetti, tutti utili ad aiutarti a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Qui sotto, trovi qualche ulteriore consiglio pratico per studiare in vacanza:

  • alimenta la motivazione: per concludere con successo un percorso universitario bisogna essere motivati. L’estate è il periodo dell’anno in cui gli studenti subiscono un calo fisiologico della motivazione. Per evitare questa condizione bisogna bilanciare bene svago e studio, in modo che il secondo tragga vantaggio dal primo e si riduca l’effetto demotivante. Tenere bene a mente i propri obiettivi è un altro modo per rimanere concentrati.
  • non fare troppo tardi la sera: il sonno è fondamentale per lo studio. Non saltare ore di sonno, ma cerca di rientrare prima la sera, facendo le ore piccole nei giorni di pausa dallo studio. In caso contrario finirai per esaurire le energie e non riuscirai a tenere fede alla tabella di marcia.
  • non saltare le pause: se il tuo calendario prevede una pausa a metà giornata, prendila sempre. Staccare dallo studio fa bene, anche quando temi di non farcela. Svaga la mente e vedrai che l’ansia diminuisce e la resa in termini di concentrazione aumenta.
  • evita le fonti di distrazione: studiare in vacanza con lo smartphone a portata di mano potrebbe essere controproducente. Le interazioni sociali aumentano molto in questo periodo dell’anno e ricevere messaggi di continuo non aiuta a concentrarsi. Un buon metodo per studiare in vacanza consiste nello spegnere o silenziare il cellulare. Risponderai ai messaggi quando avrai terminato le tue ore quotidiane di studio.
  • dai ampio spazio alle esercitazioni: fai test ed esercizi anche prima di completare tutto il materiale. Esercitarti ti aiuterà a individuare subito le lacune da colmare. In questo modo non andrai in affanno quando arriverà il momento del ripasso e scoprirai di non aver afferrato bene dei concetti. Test e esercitazioni rendono anche meno noioso lo studio, favorendo l’acquisizione dei concetti per ragionamento e non per semplice memorizzazione.
  • studia come se dovessi insegnare: questo è il nostro ultimo consiglio per studiare in vacanza. Test scientifici hanno dimostrato che l’apprendimento degli studenti è facilitato dal trucco di mettersi nei panni di un insegnante. Quando il cervello è chiamato a insegnare, infatti, si predispone a organizzare i concetti in maniera più semplice ed espositiva. Se cominci a usare questo metodo, ti accorgerai di come diventerà più semplice la memorizzazione dei concetti chiave.

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Cos’è la nutrigenomica: una definizione

Hai digitato on line la domanda cos’è la nutrigenomica? Si tratta della scienza che studia le correlazioni esistenti tra alimentazione e DNA umano. Possiamo cioè definirla come la genomica della nutrizione, il cui compito è indagare sugli effetti degli alimenti in correlazione ai geni di ciascun essere umano.

Se l’argomento ti interessa dal punto di vista professionale e ti piacerebbe approfondire, puoi dare un’occhiata al piano di studi dei master Unicusano dedicati all’area genetica e nutrizionale.

Nutrigenomica definizione: piccola guida

La nutrigenomica è una scienza relativamente nuova, che ha destato molto interesse soprattutto negli ultimi quindici anni. Per rispondere in maniera semplice alla domanda “cos’è la nutrigenomica?” dobbiamo partire dall’assunto di base di questa scienza. Secondo questa branca medica, infatti, ogni persona reagisce in maniera diversa agli alimenti che ingerisce. Le differenze tra le varie reazioni dipendono proprio dai codici genetici.

Questo significa che una stessa dieta alimentare seguita da due persone diverse dà vita a risultati differenti. Tutto dipende dal DNA, vale a dire da quel codice a cui è legata la vita degli esseri umani.

La nutrigenomica è suddivisa in tre branche:

  • genetica della nutrizione o nutrigenetica
  • epigenetica della nutrizione
  • ingegneria della nutrizione

La nutrigenetica si occupa dello studio delle reazioni negative derivanti dall’ingestione degli alimenti. Cosa significa? Questa branca indaga su effetti come le allergie e le intolleranze.

L’epigenetica della nutrizione, invece, studia come la dieta influenza le funzioni vitali e il metabolismo. Infine, l’ingegneria della nutrizione usa i risultati della nutrigenomica per costruire dei piani alimentari unici. Questi ultimi cioè vengono realizzati su misura del singolo individuo a cui sono destinati.

Nutrigenomica: a cosa serve?

Alla domanda cos’è la nutrigenomica si può rispondere anche illustrando il suo impatto sulla salute di noi esseri umani. È vero si tratta di una scienza sperimentale, ma i risultati raggiunti fino a ora sono molto interessanti.

Gli studi di nutrigenomica sono indirizzati a curare malattie come il cancro e a migliorare il modo in cui noi esseri umani assimiliamo i nutrienti. L’obiettivo è prevenire l’insorgenza di malattie gravi e favorire un migliore processo di invecchiamento.

La nutrigenomica si basa su cinque assunti di partenza:

  • alcuni geni, responsabili della risposta del corpo umano all’assunzione degli alimenti, hanno un ruolo chiave nell’insorgenza e nella progressione di patologie croniche. 
  • la modalità in cui la dieta influenza lo stato di salute degli esseri umani dipende dal corredo genetico di ciascun individuo
  • i componenti chimici contenuti negli alimenti e assunti con la dieta possono agire/modificare il genoma umano
  • il regime alimentare può rappresentare un fattore di rischio importante per l’insorgenza di alcune patologie. Ovviamente, questo assunto è valido in determinate circostante e per determinati individui
  • gli interventi sul regime alimentare basati sulla nutrizione personalizzata, che tiene conto del patrimonio genetico, possono prevenire, alleviare o curare patologie croniche

Nel caso dell’obesità, per esempio, sono stati individuati circa venti geni associati al rischio del sovrappeso. Uno di questi è il gene FTO. Cosa significa? Le persone identificate come portatori di una variante in questo gene corrono un rischio maggiore di obesità. Questa tendenza, però, può essere ridotta con l’attività fisica e un appropriato regime alimentare.

Nutrigenomica e patologie

È evidente che la nutrigenomica è importante per la prevenzione, il controllo e il trattamento di una serie di patologie correlate all’assunzione cronica di alimenti specifici. Qui di seguito, puoi trovare un piccolo elenco delle patologie su cui si può intervenire in maniera positiva con la nutrigenomica:

  • diabete
  • tumori
  • ipertensione
  • aterosclerosi

Si tratta, infatti, di patologie che presentano una forte correlazione con l’apporto calorico e i livelli di vitamine, grassi e carboidrati assorbiti con la dieta.

Le ricerche sul morbo di Alzheimer

Sicuramente la domanda cos’è la nutrigenomica è associata spesso a una malattia invalidante come il morbo di Alzheimer.  Alcuni studi sperimentali hanno dimostrato come la curcumina, un componente del curry, sia di aiuto nella protezione dei neuroni attaccati dal morbo e soggetti a una progressiva morte e degenerazione.

Non si tratta dell’unico studio su questa malattia. Altre ricerche hanno dimostrato come un composto della cannella, denominato Ceppt, rallenti lo sviluppo della malattia. La ricerca è stata condotta da un gruppo di scienziati di Tel Aviv su dei topi modificati geneticamente.  Entrambi questi studi dimostrano l’assunto della nutrigenomica secondo cui gli alimenti possono agire sullo sviluppo e sulla cura delle patologie.

I vari studi di nutrigenomica condotti negli anni hanno individuato una serie di alimenti che permettono al nostro DNA di lavorare meglio. La lista include i legumi, i cereali integrali, la frutta, la verdura, i semi naturali, la frutta secca, le carni magre, le uova, l’olio extravergine di oliva e il pesce pescato in mare. Insomma, per stare meglio dobbiamo favorire la corretta armonia tra alimentazione e geni, cercando di scegliere cibi naturali e non sottoposti a una eccessiva lavorazione industriale.

Cosa ne pensi: la nutrigenomica ti affascina? Approfondirai con un percorso universitario?

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Sei una matricola? Ecco i 3 errori da non commettere all’università

Hai digitato on line la ricerca errori comuni da matricole? Allora, stai per iscriverti all’Università e vorresti prepararti al percorso per non perdere tempo. È sicuramente la scelta giusta, visto che si tratta dell’ultima fase formativa prima dell’ingresso nel mondo del lavoro.

L’iscrizione all’università telematica di Cosenza ti solleva da tutta una serie di incombenze e di situazioni che rientrano nelle classiche liste “errori matricola”, come la scelta di un appartamento, il trasferimento in un’altra città e il rapporto con coinquilini sconosciuti.

Lo studio a distanza, dunque, ti favorisce da molti punti di vista, permettendoti di evitare una serie di errori comuni da matricole.

Errori all’università: come evitare di commetterli

I passi falsi all’università si commettono sicuramente per inesperienza. Ecco perché è facile prevenirli seguendo qualche buon consiglio.

Qui sotto, trovi i classici errori che possono pregiudicare l’andamento del tuo percorso universitario:

  • libertà non significa inutilità dei metodi di studio: spesso la modalità di funzionamento dell’università crea un certo disorientamento negli studenti. L’assoluta libertà nell’organizzazione del percorso di studi potrebbe avere come effetto collaterale lo spreco del tempo a disposizione. Dotarsi di un buon metodo di studio è fondamentale per riuscire a sostenere gli esami, senza affannarsi a ridosso della data della prova. Vanno bene mappe concettuali, appunti, riassunti e test on line con le domande più frequenti di una determinata materia. Tutti i metodi sono potenzialmente adatti. Devi solo trovare quello più giusto per te.
  • giudicare il percorso dai primi mesi è sbagliato: la scelta della facoltà universitaria non è semplice, ma giudicare in poco tempo è uno degli errori comuni da matricole. Facoltà come economia, ingegneria o giurisprudenza prevedono una serie di esami iniziali in materie che costituiscono il fondamento del percorso. Si tratta cioè di materie che potrebbero apparire ostiche e provocare un certo scoraggiamento. Per questo bisogna sempre aspettare prima di prendere decisioni azzardate, come abbandonare subito in favore di altre facoltà.
  • lasciarsi influenzare dagli stati d’animo: i primi esami non vanno sempre bene a tutti. Si tratta comunque di modalità nuove rispetto alle scuole dell’obbligo, per le quali c’è bisogno di tempo. Non lasciarti scoraggiare dalla delusione. All’università è un errore farsi dominare dai propri stati d’animo e perdere la concentrazione. Cerca di trovare un buon metodo per rimanere concentrato e continua a darti un obiettivo. Gli incidenti di percorso sono normali, ma possono diventare uno scoglio insormontabile quando non vengono affrontati con lo spirito giusto.

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2 primi piatti veloci (e a prova di studente) da fare assolutamente

Ti sei iscritto all’Università Telematica di Cosenza e sei alla ricerca di primi piatti veloci da fare in poco tempo? Se sei uno studente lavoratore o anche un semplice studente, il tempo per metterti ai fornelli non è mai abbastanza. Oggi, però, è possibile trovare delle ricette veloci di primi piatti che ti consentono di mangiare qualcosa di buono senza perdere troppo tempo.

Ti proponiamo due primi preparati con ingredienti semplici, che non ti costringeranno a fare una lista della spesa in anticipo. Potrai usare quello che hai in frigorifero e fare una bella figura, anche se hai invitato dei colleghi a pranzo per mettervi a studiare dopo una buona pausa.

Ricette veloci primi piatti

Allora, prendi carta e penna e segnati gli ingredienti e i passaggi dei primi piatti veloci qui di seguito:

  • farfalle alla crema di parmigiano: per preparare questo primo per 2 persone ti serve del parmigiano da grattugiare o già grattugiato, 250 ml di latte e delle farfalle. Porta a bollore una pentola piena d’acqua salata per la cottura della pasta. Mentre la pasta cuoce, versa il latte in un pentolino e grattugia 70/80 grammi di parmigiano. Aggiungi il parmigiano nel latte e metti il pentolino sul fornello a fuoco basso. Mescola di continuo il latte con un cucchiaio fino a quando il parmigiano non si sarà sciolto, formando una crema densa. Scola la pasta al dente e condiscila con la tua crema di parmigiano. Se vuoi renderla più saporita, aggiungi una spolverata di pepe.
  • carbonara di tonno: per preparare il secondo dei nostri primi piatti veloci hai bisogno di una scatoletta di tonno da 120 grammi, 2 uova e 50 grammi di parmigiano grattugiato. Queste dosi sono sufficienti a preparare la carbonara di tonno per 2 persone. Porta a bollore l’acqua in una pentola e nel frattempo sgocciola il tonno in un piatto e sbatti le uova in una ciotola insieme al parmigiano e al sale. Sala l’acqua e cuoci la pasta al dente. Puoi scegliere sia dei formati di pasta lunga (spaghetti o bucatini) che dei formati di pasta corta (rigatoni o fusilli). Scola la pasta, conservando un po’ di acqua di cottura che ti servirà per amalgamare gli ingredienti. Mescola la pasta con le uova, il tonno e un cucchiaio di acqua di cottura. Manteca la pasta per un minuto sul fornello a fuoco basso. Non prolungare troppo i tempi per mantecare la pasta, altrimenti le uova si rapprenderanno troppo dando vita all’effetto “strapazzato”.

Prova a preparare i nostri piatti, buon appetito e buono studio post pranzo!

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Come diventare dirigente di filiale: studi e possibilità

Se hai terminato gli studi in economia e vuoi capire come diventare dirigente di filiale, sei nel blog giusto. Il direttore di banca è un ruolo che dà molte soddisfazioni, dal punto di vista sia professionale che economico. Certo, si tratta di una professione che prevede diverse responsabilità, ma che può rivelarsi molto stimolante.

Leggi la nostra guida qui sotto con tutti i consigli utili su come diventare dirigente bancario.

Dirigente di filiale: quali studi intraprendere

In passato per diventare dirigente di filiale era consigliata esclusivamente la laurea in economia e commercio. Oggi, questo ruolo può essere ricoperto anche da professionisti in possesso della laurea in giurisprudenza o in ingegneria gestionale. Non solo, un’altro titolo universitario che facilita la carriera nel settore è quello in scienze politiche. Basta digitare online laurea in scienze politiche lavoro in banca per rendersi conto degli sbocchi offerti da questo percorso di studi.

Prima di diventare dirigente della filiale di una banca, però, bisogna fare tutta la gavetta. Di solito, si inizia come impiegato e poi si sale di grado tramite nomina interna.

L’iter è diverso solo nel caso di banche a partecipazione statale come la Banca d’Italia. In quest’ultimo caso, infatti, vengono indetti dei concorsi appositi per trovare la persona in grado di ricoprire il ruolo di dirigente.

Direttore di banca: mansioni, stipendio e opportunità lavorative

Secondo una ricerca della Banca d’Italia risalente al 2018, nel nostro territorio ci sono ben 25.404 sportelli operativi. Se si considera che ogni sede distaccata necessita del suo direttore, esistono delle buone opportunità professionali per chi decide di diventare dirigente di filiale. Negli ultimi anni, inoltre, molte banche hanno deciso di favorire l’avvicendamento generazionale e hanno cominciato ad assumere nuovo personale.

Ma quali sono le mansioni di un dirigente? Qui sotto, trovi un piccolo elenco delle responsabilità di un direttore di banca:

  • definizione delle strategie di crescita, con redazione di un apposito business plan coerente con la filosofia della banca centrale
  • attività di coordinamento e di controllo del lavoro dei dipendenti
  • monitoraggio delle attività svolte e controllo dei risultati conseguiti
  • gestione dei rapporti con i clienti e con i fornitori della filiale

Ovviamente, lo stipendio del dirigente cambia a seconda della grandezza della filiale e del numero di dipendenti da gestire. Altri fattori che influiscono sull’ammontare dello stipendio mensile sono anche l’anzianità di servizio e il tipo di inquadramento contrattuale. Secondo un’analisi pubblicata da Il Sole 24 Ore nel 2018, il settore bancario comunque è tra quelli con le retribuzioni più alte a livello nazionale.

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Come trovare lavoro in Australia? Tre passi per iniziare

Hai deciso di vivere all’estero e vuoi sapere come trovare lavoro in Australia? Hai scelto sicuramente una meta ambiziosa, che può dare molte soddisfazioni sia economiche che lavorative.
Prima di partire, però, devi organizzarti bene. È difficile trovare lavoro dall’Italia e devi attrezzarti per fare la tua ricerca direttamente sul posto.

Un buon modo per iniziare è capire come diventare una guida turistica all’estero e provare a cimentarti in questa professione, sempre che rientri nelle tue ambizioni.

Lavorare in Australia: il visto, il curriculum e i contratti

Ci sono delle cose fondamentali da sapere per capire come trovare lavoro in Australia. Qui di seguito trovi le informazioni prioritarie:

  • visto: per trovare lavoro in Australia devi richiedere un visto. Ne esistono di diversi tipi: working holiday Visa, student Visa, sponsor Visa e skilled Visa. Il working holiday Visa, per esempio, è destinato ai cittadini stranieri di età fino ai 31 anni e ha una durata massima di due anni. Lo student Visa, invece, è rivolto a quanti vogliono perfezionare la lingua e avere allo stesso tempo la possibilità di lavorare. Questo tipo di visto, infatti, consente di ottenere un permesso per lavorare part time.
  • curriculum: prima di partire prepara il curriculum (resume) e la cover letter in inglese. Stai attento alla lunghezza. Devono essere entrambi concisi ed esaustivi, senza eccessivi giri di parole. Sarebbe meglio evitare il curriculum nel formato europeo. Scrivi semplicemente un curriculum con le informazioni indispensabili. Se hai delle referenze australiane, elencale pure.
  • contratti: esistono diverse tipologie di contratto, da quello casual a quello part time fino a quello full time. Se stai leggendo questa guida su come trovare lavoro in Australia perché ti interessa una soluzione studio-lavoro, i contratti migliori sono quelli casual. Si tratta di formule che prevedono una paga oraria senza un minimo di ore lavorative. Il contratto è molto libero e ti consente di dedicarti tranquillamente anche allo studio. Il guadagno orario, inoltre, è mediamente più alto perché non maturi malattie e ferie pagate. Il contratto casual, però, garantisce una serie di diritti come la pausa.

Il lavoro nelle farm

Una delle esperienze più belle da fare in Australia è quella del lavoro nelle fattorie nelle aree considerate rurali. Il working holiday Visa, per esempio, può essere rinnovato lavorando proprio per 88 giorni presso un’azienda agricola. Il lavoro è piuttosto intenso, ma si riceve lo stesso compenso di un agricoltore australiano e si vive un’esperienza davvero diversa dall’ordinario.

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Informativa ai dell’art. 13 del Regolamento (UE) n. 679/2016 c.d. GDPR

Vi informiamo, ai sensi dell’art.13 del Regolamento UE 2016/679 (c.d. Regolamento Generale per la protezione dei dati personali – c.d. GDPR) e del decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali”, che i Vostri dati personali raccolti presso di noi, ovvero altrimenti da noi acquisiti, anche in futuro, saranno oggetto di trattamento da parte nostra in qualità di “Titolare”, anche con l’ausilio di mezzi elettronici e/o automatizzati e sempre nel pieno rispetto della normativa applicabile, per le seguenti finalità del trattamento: attività istituzionali dell'Università, la stessa potrà raccogliere i suoi dati personali, inseriti durante la compilazione dei Form predisposti online e cartacei, potrà pertanto successivamente trattare i suoi dati ai fini dell’instaurazione del rapporto di iscrizione ai corsi di laurea e post laurea, compresa l’attività di orientamento degli studenti per la scelta del percorso universitario; attività di informative promozionali telematiche dei corsi universitari e post-universitari, corsi di specializzazione e simili; attività contabili e amministrative relative alla corretta tenuta delle registrazioni obbligatorie per legge, ovvero all’adempimento di disposizioni delle Autorità pubbliche e degli organismi di vigilanza preposti agli accertamenti. 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